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Le Mura: il Mastio e il Rivellino

IL TORRIONE DEL MASTIO

 

Secondo le ipotesi formulate dagli studiosi, il grande torrione del mastio dovrebbe essere il primo e più antico elemento difensivo di Vigoleno: non si hanno effettivi riscontri sulla sua origine, ma è lecito ritenere che la costruzione risalga (almeno nelle sue prime fasi) ai secoli X-XI, ossia ai decenni immediatamente successivi alle devastanti incursioni ungariche. Originariamente nomadi e pagani, gli Ungari compirono infatti violente razzie in tutto il Nord Italia, saccheggiando anche il contado piacentino: la loro minaccia si esaurì soltanto nell’anno 955, quando l’imperatore Ottone I li sconfisse costringendoli poi alla conversione cristiana e al definitivo stanziamento nell’antica Pannonia (attuale Ungheria). Temendo che le scorrerie potessero comunque ripetersi, i feudatari e le comunità rurali si dotarono di nuove strutture fortificate che dovevano garantire il tempestivo avvistamento degli invasori e la conseguente difesa dei villaggi: in tale contesto, è assai probabile che anche il borgo di Vigoleno (situato in una posizione strategica lungo un ramo collaterale della Via Francigena) si sia dotato di un grande torrione d’avvistamento, divenuto poi il mastio dell’intero apparato murario.

La struttura, ormai integrata nei dispositivi della cinta fortificata e del rivellino d’ingresso, è fronteggiata sulla piazza interna del borgo da un robusto muraglione in pietra, sormontato a sua volta da merli ghibellini e dotato di beccatelli e caditoie: questa sorta di cortina interna, accessibile dalla piazza con un portone ad arco, delimita un piccolo cortile attorno alla base del torrione, isolandolo dallo spazio pubblico del paese. 

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La struttura del muraglione presenta la tipica inclinazione “a scarpa” verso l’esterno, progettata per deviare l’impatto dei proiettili sparati dalle prime armi da fuoco: ciò rivela l’evidente posteriorità della struttura, che fu eretta probabilmente nel secolo XVI per potenziare la difesa del mastio nell’eventualità di uno sfondamento nemico nel borgo. Gli studiosi ritengono che la cortina cinquecentesca fosse completamente inaccessibile dalla piazza, e che non avesse perciò il suo attuale portone: a suggerirlo è infatti la presenza di un ponticello levatoio pedonale, ancora visibile al primo piano del torrione, con il quale si poteva stabilire un collegamento diretto tra la cinta muraria, il mastio stesso e il camminamento sommitale della cortina a difesa della piazza. Il torrione del mastio, interamente recuperato con criteri di rigoroso rispetto della sua identità storica, è attualmente attrezzato come percorso museale; le esposizioni si susseguono nelle stanze ai vari piani della torre: al primo piano, in particolare, è stata allestita una sala delle armi dove si possono ammirare varie armature e alabarde (donate da collezionisti), oltre ad alcuni interessanti reperti archeologici.

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IL RIVELLINO

 

Il rivellino costituisce ancora oggi l’unico ingresso carrabile al borgo di Vigoleno. Vi si accede da un arco in pietra, un tempo dotato di saracinesca, sul quale è collocato  lo  stemma nobiliare degli Scotti, signori del luogo dal 1404. La struttura del rivellino si presenta oggi come un lungo corridoio murato, sormontato da merlature ghibelline e dotato all’esterno di un’inclinazione “a scarpa” ben evidente. Tale dispositivo consentiva un collegamento protetto tra l’arco d’ingresso esterno e le due porte verso la piazza del borgo (l’una in mattoni, l’altra in pietra) saldate alla base del mastio: in sostanza, le truppe poste a difesa del paese potevano uscire in tutta sicurezza per poi prendere alle spalle i nemici che si fossero eventualmente assembrati sotto le mura con l’obbiettivo di scalarle o sfondarle. Le tracce stratigrafiche, ben leggibili sulle pareti esterne del rivellino, ci consentono di ricostruire la graduale evoluzione di questa struttura, individuandone le seguenti fasi esecutive.

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I fase (anteriore al secolo XIII)

 

In questa prima sequenza le strutture del rivellino e della porta interna in mattoni erano probabilmente ancora del tutto assenti: per accedere al borgo si transitava direttamente sotto la porta ad arco in pietra, ancora oggi saldata ai piedi del mastio e posizionata subito prima della piazza centrale. Gli studiosi sono concordi nel ritenere che questa più antica porta fosse incuneata tra il mastio (a sud) ed un secondo corpo di guardia (a nord), nel quale fu poi ricavata, tra Otto e Novecento, la palazzina dove ha sede il “Museo degli Orsanti”.

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II fase (secc. XIV-XV)

 

In questa seconda sequenza fu probabilmente costruita la seconda porta interna in mattoni, eretta di fronte al più antico accesso in pietra, con il quale costituì una sorta di cortile murato a difesa dell’ingresso al borgo. Ancora oggi, osservando il fronte della porta si vedono gli incastri per un antico ponte levatoio, ormai non più esistente; ciò dimostra che in epoca basso-medievale era già stato costruito un primo nucleo dell’attuale rivellino, allora costituito come una sorta di torresino esterno isolato, separato dalla porta del borgo con un fossato sul quale si calava il ponte levatoio. Questa antica separazione è ancora ben riconoscibile nelle stratigrafie murarie esterne, in prossimità della saldatura del rivellino con la cinta muraria: in questo punto si legge infatti l’originario distacco strutturale del torresino, in seguito tamponato con un muro, eretto a sua volta sopra un “ponte” che superava l’antico fossato.

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III fase (sec. XVI)

 

In questa terza sequenza il rivellino fu prolungato fino alla sua attuale estensione, inglobando il precedente torresino esterno, e stabilendo così il definitivo superamento del fossato. Da ciò si comprende che la funzione del rivellino era ormai cambiata, in conseguenza delle nuove tecniche militari: se in origine lo scopo della struttura era infatti quello di distanziare quanto più possibile il nemico dalla porta del borgo (considerata come un “punto debole” dell’anello difensivo), con l’avvento dei nuovi archibugi e della difesa dinamica il rivellino doveva invece favorire e proteggere il contrattacco dei difensori alle spalle dei nemici. Alla luce di tali considerazioni, gli studiosi sono quindi propensi a ritenere che l’attuale aspetto del rivellino di Vigoleno sia il prodotto di una vasta ricostruzione avvenuta probabilmente nella prima metà del secolo XVI, ad opera degli Scotti.

Nel 1521 la potente casata era stata infatti travolta da una vera e propria guerra intestina, che aveva contrapposto i due fratelli Guglielmo e Pier Maria Scotti: quest’ultimo, valoroso ma spietato uomo d’arme, aveva rinnegato la tradizionale militanza guelfa della famiglia, ribellandosi alla Chiesa e saccheggiando le terre del fratello, rimasto invece fedele al Papa. Nel corso del conflitto, anche il borgo di Vigoleno fu attaccato e saccheggiato. Con la morte di Pier Maria Scotti, Vigoleno e le sue fortificazioni tornarono nelle mani di Guglielmo, che provvide a restaurale e a potenziarle secondo i nuovi criteri militari, al fine di scongiurare altre eventuali aggressioni. La datazione del rivellino attuale al secolo XVI, coerente con gli eventi storico-militari di Casa Scotti, trova ulteriori conferme nella presenza dell’inclinazione muraria “a scarpa”, così come nell’inserimento di numerose bocche da sparo in pietra, ancora ben visibili nella tessitura perimetrale della struttura.

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LA CERCHIA DEI BASTIONI ESTERNI

 

Gli interventi di potenziamento alle vecchie opere difensive di Vigoleno, commissionati dagli Scotti nel secolo XVI, portarono anche alla costruzione di un secondo fronte fortificato, le cui strutture furono innalzate sul versante sud-ovest del borgo, con andamento parallelo esterno all’antica cerchia medievale. Queste nuove mura, ancora ben visibili, racchiudono al loro interno uno spesso terrapieno (oggi adibito a giardini), che aveva in origine il compito di assorbire l’impatto dei proiettili nemici, smorzandone la forza d’urto; per tale ragione, queste strutture non possono essere definite propriamente mura, bensì bastioni esterni di rinforzo costruiti nel punto in cui l’intero apparato difensivo risultava più vulnerabile: è infatti sul lato sud-ovest che il colle di Vigoleno (scosceso su tutti gli altri versanti) si trova raccordato al resto del territorio con una breve sella pianeggiante, agevolmente percorribile da eventuali truppe nemiche.

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